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La matrice della
fotocalcografia al bitume (héliogravure au grain) – il
più sofisticato dei procedimenti fotomeccanici - è costituita
da una lastra di rame preparata, bitumata ed incisa ad acido, esattamente
come per la tecnica di incisione all' acquatinta.
L'unica differenza rispetto a questa,
è che il riporto dell'immagine sulla lastra avviene per via
fotografica invece che manuale.
Per ottenere la matrice da stampa, si
partirà da qualunque negativo o moderno file di immagine, con
i quali produrre una pellicola positiva specificamente adatta al procedimento
per quanto riguarda le densità della scala tonale.
Con questa pellicola viene impressionata una Carta
da Trasporto (Carta al Pigmento o Carbon Tissue) che a sua volta, per
decalco ad umido sulla lastra di rame, trasferirà sul metallo
l’immagine. Questa operazione può essere fatta prima
o dopo aver granito a caldo, la superficie metallica con della finissima
polvere di bitume.
L’acidatura (con cloruro ferrico
o ‘percloruro’) con cui si ottengono gli incavi che restituiscono
una ricchissima scala tonale, si esegue a vista osservando la progressiva
morsura di una scala di grigi di riferimento. L’operazione richiede
il controllo con almeno 4 bagni a densità differenziate di
mordente.
L’esecuzione è laboriosa
e non bastano poche righe per rendere la delicatezza delle operazioni,
ma il risultato è di grande impatto visivo. L’héliogravure
– basata sia sulla dimensione che sulla profondità del
segno grafico che produce - rimane ancor oggi la più fedele
delle tecniche fotomeccaniche lasciateci in eredità dalla sperimentazione
fotografica di fine ‘800. Oltre ad avere una forte ma poco riconosciuta dignità
e preziosità grafica autonoma, la fotocalcografia può
servire da base per elaborazioni a tecnica mista.
La matrice - su cui si può ulteriormente
intervenire attraverso gli utensili propri dell’incisione o
con somma di altre tecniche grafiche tradizionali – si inchiostra
e si stampa a mano su carte adatte e torchi a stella.
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